Mauro, Francesco & Bobbyi

"Una storia come tante"

Ciao a tutti. Mi chiamo Mauro Salvadori e quella che racconto è proprio una storia come tante. Tutto inizia dalla mia ammirazione per il nostro Roberto, meglio conosciuto come Bobby Solo.

Negli anni 60 sono stato inevitabilmente coinvolto dalle canzoni di quel meraviglioso, irripetibile periodo, divenuto giustamente mitico.

Sono stato molto ascoltatore, per niente abbandonato ad raggiungere manifestazioni di fanatismo, e infatti mi piacevano praticamente tutti i cantanti e tutte le canzoni, e sono molto contento di questo. E’ stato molto bello.  Senza alcun dubbio il mio cantante preferito è stato Bobby Solo e ricordo benissimo come si è originata questa grande ammirazione.

Da ragazzo abitavo in un piccolo paese, Quarate, sulle colline del mio amatissimo Chianti.

Un luogo che mi è rimasto nel cuore e che raffiguro ancora sulle mie tele, dato che dipingo.

Nell’autunno del 1963, quando avevo 14 anni, passando sotto le finestre di una mia cara amica, che allora era solo una bambina, mi fermai ad ascoltare una canzone, suonata col suo giradischi. Questa mia amica era una privilegiata ad avere il giradischi. Pochi allora lo possedevano. Io ho dovuto aspettare la primavera del 1965! La voce dello sconosciuto cantante aveva avuto il potere ipnotico di fermarmi ad ascoltare. E così rimasi fermo in strada ad aspettare di sentir terminare la canzone.

Subito dopo partirono le note di “Quelli della mia età” di Françoise Hardy e ripresi a pedalare. Nei giorni successivi passando sotto quelle alte finestre ebbi modo di riascoltare ancora per qualche volta, di sfuggita, quella canzone, e poi niente più. Cominciò ad arrivare il freddo, le finestre erano chiuse, c’era da studiare per la scuola e la bicicletta rimase appoggiata per tanto tempo al muro della rimessa.


Poi arrivò Sanremo, nel 1964, e quando ascoltai “Una lacrima sul viso” rimasi senza fiato. Quella canzone sì, che era da definirsi ipnotica! E immediatamente pensai: “Ecco chi era quello sconosciuto cantante!”. Ed in seguito scoprii che la canzone ascoltata qualche mese prima si intitolava “Ora che sei già una donna”, brano riproposto in breve tempo alla radio e che ebbe anche qualche passaggio televisivo.


 Penso sia questo il motivo per cui il mio cantante preferito fosse Bobby Solo: la sua voce aveva su di me un potere ipnotico, cosa che immagino deve essere accaduta ad altre persone. Roberto aveva anche qualcosa che si differenziava dagli altri cantanti: tutti amavano tanto, qualcuno anche in maniera simpatica, di mettersi in mostra davanti alle telecamere, abbandonandosi a strafare a più non posso. Lui, piuttosto, pareva intimorito, impacciato, a volte quasi con l’espressione del condannato davanti al plotone d’esecuzione (Roberto, forse esagero?) e questo, almeno a me, lo faceva apparire un ragazzo semplice, come tutti noi. Poi col tempo è diventato più spigliato, ma per fortuna senza mai arrivato ad esagerare. Una bella dote. Una persona vera.


C’è anche un particolare che voglio aggiungere. Devo specificare che oltre a dipingere scrivo romanzi. Nell’estate del 1970 ero con i miei amici al mercato di San Lorenzo, a Firenze, dove c’era sempre aria di festa. Acquistai ad una bancarella un disco di Bobby che non avevo, un 33, dal titolo “Non c’è più niente da fare, San Francisco ed altri successi”. In quel periodo stavo scrivendo un romanzo dal titolo “Come in un labirinto”, un giallo con sfumature fantascientifiche. Una volta a casa andai davanti al cavalletto a dipingere ed ascoltando il disco fermai il pennello sulla tela quando arrivò la canzone “Lontanissimo”. La voce di Bobby, unita ad una breve parte del testo musicale, mi suggerì la fulminea ispirazione di scrivere un nuovo romanzo, che iniziai quella sera stessa, “La voglia di vivere”, che poi è stato il mio primo romanzo pubblicato. Perciò, grazie Roberto! In seguito, ho portato a termine anche “Come in un labirinto”.


Col tempo, terminati gli anni 60, la mia passione per le canzoni è passata, ma non riesco a trovare un vero motivo. Poi c’è stato il matrimonio e l’arrivo di tre figli uno di seguito all’altro! Non c’era tempo per star dietro alle canzoni. Mi sono trasferito a Grassina, alla periferia di Firenze ed è iniziata una nuova vita, tra gioie e dolori. Uno dei miei figli, Francesco, si è rivelato autistico ed ogni cosa intorno a me ha preso un aspetto diverso. Tutto era cambiato e nessuna cosa aveva più i colori di una volta. Immagino sia comprensibile. Francesco era chiuso nel suo mondo, impenetrabile a noi, ed io le ho studiate di tutte per aiutarlo, ma non ci crederete, una mano me l’ha data anche il nostro amico Bobby Solo, anche se lui l’ha scoperto solo di recente.


Francesco, quando ancora non parlava, cioè fino a dieci anni, amava ispezionare, cercare da solo in casa quello che gli piaceva. Scoprì così i miei vecchi dischi e gli organizzai un angolino tutto per sé. Metteva dischi a ripetizione e fu così che inevitabilmente conobbe Bobby Solo. Incredibile! Anche lui rimaneva ipnotizzato dalla sua voce. E da quel momento in poi in casa non si sentivano altro che canzoni di Bobby Solo.

Io però non possedevo molti suoi dischi e questo fece scaturire una vera e propria caccia ai dischi di Bobby Solo alle bancarelle di dischi usati che ci sono a Firenze, molte delle quali al mercatino delle pulci, Sant’Ambrogio. Una insegnante di sostegno di Francesco, per Natale (lui andava già alle scuole medie) gli regalò uno di quei vecchi raccoglitori di dischi a 45 giri, con tanti dischi di Bobby, alcuni dei quali possedevo già, ma fu davvero un bellissimo regalo. Poi, quando gli anni 60 sono tornati di moda, ormai in maniera irreversibile, sono arrivate intere raccolte di CD. La neuropsichiatra che seguiva mio figlio affermava che evidentemente la voce di Bobby Solo aveva un effetto benefico in lui, cioè capace di infondergli stimolazioni positive e suggerirgli qualcosa che certamente solo Francesco poteva sapere.


E così è passato ancora del tempo. Francesco ha ora 24 anni, riesce ad esprimersi abbastanza bene e recita, scrive storie illustrate, disegna e modella statue di creta e plastilina. L’anno scorso è arrivato secondo ad un importante concorso a livello toscano, “Artisticamente”, con una scultura rappresentante una figura umana con la testa di capra. Chissà cosa lo aveva ispirato...  Inoltre suona il pianoforte, molto bene, e naturalmente tra i suoi brani preferiti non manca Bobby Solo. Gli piace soprattutto suonare “Siesta” e “La fiera del perdono”, che lui, accettando di essere ripreso con dei brevi filmati, ha inserito con orgoglio nella sua pagina di Facebook .


 Tempo fa Francesco cercava il sito di Bobby Solo ed è rimasto disorientato perché sul monitor sono apparsi tanti Bobby Solo ed è entrato in crisi. Davanti a queste cose lui ancora si spaventa. Allora l’ho aiutato io a trovare quello giusto e poi mi sono divertito a scorrerlo un po’ da solo.  Una delle mie canzoni preferite di Bobby Solo è “Ieri sì”, che ho sempre potuto ascoltare solamente con una vecchia registrazione fatta alla televisione.

Non ho mai trovato il disco e neppure la canzone in qualche raccolta. Quando ho notato che il nostro Luca Barbonaglia era riuscito ad averla addirittura in giapponese ho sgranato gli occhi. “Io non l’ho mai trovata e questo tizio ce l’ha perfino in giapponese!” ho pensato. Così gli ho scritto due righe ed è iniziata tra noi una bella amicizia, tanto che il generoso Luca ha permesso che io e mio figlio Francesco potessimo incontrare Bobby Solo. Questo è accaduto il primo di ottobre, a Gambassi Terme, sempre in Toscana.

E’ stato un pomeriggio meraviglioso e Francesco è impazzito di gioia. E anch’io, a modo mio… Luca ha permesso che si realizzasse un bel sogno e lo ringrazio tanto. E generoso è stato anche Bobby, che ha permesso a mio figlio di suonare “Siesta” insieme con lui durante le prove dello spettacolo che si sarebbe svolto in tarda serata, facendolo sedere alla tastiera insieme ai ragazzi del gruppo che lo accompagna.

Un’emozione indimenticabile, per niente paragonabile ad un sontuoso regalo! Siamo così rimasti insieme fino al termine delle prove e poi ci siamo trattenuti un po’ a fare qualche foto ed io sono rimasto colpito dall’abbraccio sincero con cui Bobby ha salutato mio figlio. Lo ha reso davvero molto felice.


Non posso però descrivere il momento dell’incontro di Francesco con Roberto. Quando siamo arrivati a Gambassi, mio figlio si è lanciato a corsa nel locale, che non era proprio vicino. Io non sono riuscito a stargli dietro, e mi è dispiaciuto, perché avevo programmato di fare un breve filmato di quel particolare momento. Quando sono entrato tutto era già stato fatto. Entrando nel locale con aria smarrita ho visto Roberto che si guardava intorno e si è fermato vedendo me, intuendo, immagino, che fossi il padre di Francesco. Perciò, Roberto, a questo punto sono curioso anch’io: che ha fatto Francesco quando ti ha visto? Ha gridato di gioia, ti ha abbracciato? Immagino di sì, ma questo puoi dirlo tu… solo.
Di nuovo un saluto a tutti.
Mauro Salvadori.  

Francesco & Bobby